"I 4 d'Albenga"

Una visita ad Albenga non può dimenticare i prodotti tipici della città: tra i più noti fra quelli gastronomici locali si trovano quattro prodotti tipici della produzione della piana inguaìna, e sono conosciuti come "i 4 d’Albenga”asparago violettozucchina trombettacarciofo violetto o spinoso, pomodoro cuore di bue. Sono prodotti agricoli che non hanno molta diffusione al di fuori della zona di produzione ma sono richiesti e presentati dai migliori ristoranti d'Italia. È un peccato che si fatichi a trovarli in negozi fuori della Liguria, ma una gita per vedere la città può essere la scusa per fare provvista anche di queste rarità. 

 

Presidio Slow Food

L'asparago violetto, in particolare, è una vera eccellenza dell’agricoltura rivierasca e per questo "protetto" dal marchio Presidio Slow Food. Il presidio Slow Food ha il compito di portare avanti la cultura del cibo buono, pulito, giusto, combattere lo spreco alimentare, valorizzare l’economia dei piccoli produttori. 

L’Asparago violetto

L'asparago violetto è un presidio Slow Food, caratterizzato da turioni molto grossi e per il colore viola intenso che gradatamente sfuma scendendo verso la base. L’asparago Violetto d’Albenga è una varietà unica al mondo, infatti presenta una caratteristica genetica particolare: possedendo 40 cromosomi anziché 20 come tutti gli altri asparagi, il Violetto non può incrociarsi con altre varietà e così se ne preserva la purezza. I terreni alluvionali della Piana di Albenga sono perfetti per la coltivazione, grazie al profondo strato sabbioso e limoso e al microclima. Cotti al vapore e intinti in un extravergine di Taggiasca offrono profumi e sapori inimitabili, ma accompagnano bene anche cibi molto delicati: pesci lessi, al vapore, al forno, carni bianche o salse raffinate. Sono particolarmente morbidi, quasi burrosi e per niente fibrosi.

Mesopotamico d’origine, l’asparago si diffuse in epoca antica dapprima come pianta officinale, per le sue notevoli proprietà diuretiche e digestive, e poi come pianta alimentare. Sebbene la produzione regionale ligure di asparagi si sia dimezzata negli ultimi decenni, agli inizi degli anni Sessanta Albenga è ancora citata come uno dei maggiori centri di coltivazione dell’asparago in Italia. Attualmente la produzione di asparago violetto di Albenga è stimata in circa 160 tonnellate all’anno.

Zucchina trombetta

La zucchina trombetta è una specie erbacea annuale, deve il nome alla forma allungata del frutto, che si ingrossa leggermente ad una estremità. Si tratta di una selezione locale, tradizionalmente riprodotta in azienda dagli stessi coltivatori e da pochi vivaisti specializzati.  Molto versatile in cucina, viene impiegata in numerose preparazioni quali torte salate, in umido, fritta, impastellata o anche ripiena. Il sapore delle zucchine trombette d’Albenga è delizioso, di gran lunga superiore alle zucchine comuni. I semi sono tutti concentrati nel rigonfiamento finale, quindi la quasi totalità della tromba d’Albenga è costituita da polpa compatta e soda di primissima qualità, cosa che facilita molte preparazioni culinarie. Ottima per esempio come sugo per la pasta o anche da sola.

Presente nel bacino Mediterraneo da prima dell’era cristiana (Plinio il Vecchio Sostiene nella sua Naturalis historia che le più pregiate fra le zucche per uso alimentare sono quelle più lunghe e sottili e cresciute sospese, proprio come quelle ancora oggi coltivate ad Albenga) la zucchina trombetta possiede caratteristiche organolettiche e nutrizionali di grande valore, ma a causa della difficoltà di trasporto non ha avuto molta notorietà al di fuori del Ponente Ligure. La produzione attuale è stimata in 500/600 tonnellate annue.

Il Carciofo spinoso

Conosciuto anche come “violetto di Albenga” o “violetto spinoso di Albenga”, è caratteristico per la consistenza delle brattee (foglie) interne, che sono eccezionalmente tenere, croccanti e dolci.  Impossibile confonderlo con le altre specie del centro e sud Italia per la forma conica del capolino, le “foglie” esterne acquerellate di verde scuro con sfumature violacee e le spine giallastre. 

Meno fibroso e dal sapore più delicato rispetto al cugino sardo, si apprezza particolarmente se consumato crudo. Il gambo è altrettanto squisito.

Conosciuto dagli egizi e dagli arabi che già lo coltivavano nel IV secolo a.C. la pianta detta karshuf (o kharshaf), termine dal quale deriverebbe il nostro carciofo, si diffuse in Italia in epoca rinascimentale come prelibatezza destinata alle mense di ricchi e nobili. La sua azione terapeutica epato-biliare è riconosciuta dalla farmacopea ufficiale. Della sua coltura in Liguria ed in particolare nell’albenganese ne dà testimonianza nel 1805 il prefetto napoleonico conte Gilberto Chabrol de Volvic.

Pomodori cuore di bue

Il Cuor di Bue, detto anche “Pomodoro di Albenga” o “Pera ligure”, è il frutto di una serie di selezioni e di incroci naturali operati dagli agricoltori liguri. La cultivar ha accrescimento indeterminato; vigorosa, produce frutti del peso di 300 g, a forma di cuore e costoluti, di colore rosso chiaro o aranciato. 

Si presenta con una forma piuttosto insolita, costoluta ed irregolare. La polpa, di colore rosso-rosato, è molto compatta e consistente, povera di semi e di succo. Il suo sapore, equilibrio perfetto di dolcezza e acidità lo rende ideale per insalate e per ottimi sughi e passati.

Originario del continente americano e importato dagli Spagnoli in Europa nel XVI secolo, fu coltivato come pianta ornamentale, perché ritenuto tossico, sino al 1800, quando infine venne riconosciuto commestibile. La coltura del pomodoro nel savonese ed in particolare nella piana di Albenga è attestata agli inizi del XIX secolo, ma è soltanto dagli anni Ottanta che il cuore di bue ha il sopravvento sulle varietà tradizionali. La produzione attuale di pomodoro cuore di bue d’Albenga è stimata in circa 2.000 tonnellate.